Lettera aperta
Scritto da di Mimmo Laganą   
La prima volta che entrai in contatto con le opere di Paolo Filippi ricordo una forte emozione seguita da una sincera constatazione di me stesso, cioè mi dissi: è bravissimo ma soprattutto mi è piaciuto il suo stile assolutamente e dico assolutamente inimitabile. Viste le opere ho voluto conoscere l’artista per manifestargli il mio sincero apprezzamento per il suo talento. Nasce in seguito una sincera amicizia e stima reciproca.
Con il tempo ho scoperto che nella capace stazza fisica di Paolo ne conviveva un altro: il primo un uomo generoso, onesto, gran lavoratore, imbattibile manipolatore di tutti i generi di metalli, l’altro che per capirci chiamerò Aguzzino dispone di lui come un padrone del suo schiavo.
C’è da dire che l’Aguzzino ama l’arte ma non l’arte semplice, no deve essere complicata al limite della follia. Un giorno l’Aguzzino gli ordina – “devi costruirmi una moto scultura” – lo schiavo abituato alle richieste strane pensò – “questa volta mi è andata bene” – invece l’Aguzzino con il piacere cinico degli schiavisti gli ordina – “devi farmi una moto scultura UNIMODULARE” –,
– “una che?” – risponde il povero schiavo, – “per costruirmi la moto devi partire e finire con un modulo che può essere benissimo un dado di acciaio inox “–, e come può ribellarsi un uomo buono ad un padrone così crudele? E cosi dopo giorni, mesi, anni di massacrante lavoro al caldo e al freddo in un angolo di un capannone officina, una montagnola di dadi 13x1,25 presero la forma di una favolosa Harley Davidson Silver Clide forse un po’ più piccola o un po’ più grande di quelle vere; circa 50213 lucidissimi dadi sono lì a testimoniare il lavoro massacrante del nostro buon Paolo pungolato dal suo Aguzzino tra l’altro, pignolo in forma maniacale, lo ha costretto ad osservare i più piccoli dettagli, insomma un lavoro che avrebbe abbattuto un elefante ed è stata questa opera che procurò in me la suddetta emozione, non potrei non immaginare la sofferenza dello schiavo-artista, e pensare che i dadi sono il telaio, il motore, ecc copia quasi esatta della prestigiosa moto americana. Un giorno il buon Paolo, evidentemente sfuggito al controllo del suo padrone Aguzzino, mi confidò che era stanco e voleva smettere perché deluso dalla gente: dopo tanto lavoro nessuno lo ricompensa tangibilmente, al massimo qualcuno ammette che sono belle le sue opere ma finisce lì. La mia angoscia è che metta in pratica la sua voglia di buttare tutto nel porto di Livorno, come ha detto in un attimo di scoraggiamento. Allora io mi chiedo:  com’è possibile che la Toscana, che è non regione ma nazione principe della scultura da centinaia di anni e che da essa vengono le più importanti sculture del mondo, gli scultori, i pittori che hanno fatto la storia dell’arte mondiale,  come può la Toscana terra di cultura, di nobiltà dove certo non mancano capitalisti che magari buttano i soldi in azioni, non accorgersi che investire oggi nell’arte di Paolo Filippi può voler dire di avere un tesoro domani. A chi non ha voluto o saputo leggere attentamente l’opera geniale di Paolo Filippi chiedo con umiltà: ripensateci Modigliani insegna.
Scusate se ho scritto tanto e non mi sono presentato ma soprattutto non ho detto cosa faccio: sono pittore scultore a Torino e mi chiamo Mimmo Laganà.