Non fusione, ma lamiera: la scultura di Paolo Filippi
Scritto da di Giaele Mulinari (2008)   
Gli “schermi argentati” di cui sono rivestite le sue sculture risplendono dove la lamiera è liscia e riflettono la luce dove è invece sostituita da tasselli quadrati, ma in un modo o nell’altro rappresentano comunque l’episodio finale di una lavorazione non meno paziente.

Perseveranza ed ostinazione non sono infatti soltanto le qualità che Filippi conferma di possedere, ma risultano piuttosto doti di primaria necessità per eseguire simili trattamenti della materia dove ad un primo calco in creta ad un successivo stampo di gesso delle parti, segue, per le zone unite, la modellazione dell’acciaio o del bronzo su stampi in ferro pieno, mentre, per quelle non unite, un osmotico incastrarsi di quadratini di lamiera sul verso del gesso.
Ed eccole, alla fine, le sue creazioni, esposte non soltanto a Livorno, ma, soprattutto nell’ultimo anno,un po’ in tutta Italia: Parma, Reggio Emilia, Modena, Torino, Riccione… Sono tutti campione della realtà a noi prossima, dagli animali alla motocicletta, dall’orologio al ritratto dell’amico più caro, che non pretendono di significare più del dovuto, tranne una mano, ad esempio, che se ne sta lì, a rappresentare il terzo millennio con un metro scorrevole tra le dita pronto ad essere bloccato al nostro primo comando. Spiccano all’occhio per quel luccichio incomprensibile della lamiera che si frantuma e che subito dopo si ricompone in una forma paradossalmente morbida e delicata, risultato da elogio – questo – vista la resistenza dell’acciaio e del bronzo.
Passato e contemporaneo si intrecciano dunque e l’officina nei pressi di Stagno sembra davvero il luogo più adatto per dar vita concreta alle esplosive ricerche di questo Efesto terrastre che, progettate e sviluppate precedentemente nello studio di casa, qui vengono ricondotte a perfetta unità, in un’opera che nasce dalla studio della tecnica, ma che dalla tecnica si allontana per l’originalità raggiunta. Le migliaia di dadi poi fusi vicini in sottile lamiera ci rammentano infatti soltanto l’inizio di una lavorazione meccanica destinata tra fuoco e metalli a diventare ben presto vera e propria “Creazione”.