HOME arrow CRITICHE E RECENSIONI 20 marzo 2019  
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Non fusione, ma lamiera: la scultura di Paolo Filippi Stampa E-mail
Gli “schermi argentati” di cui sono rivestite le sue sculture risplendono dove la lamiera è liscia e riflettono la luce dove è invece sostituita da tasselli quadrati, ma in un modo o nell’altro rappresentano comunque l’episodio finale di una lavorazione non meno paziente.

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Lettera aperta Stampa E-mail
La prima volta che entrai in contatto con le opere di Paolo Filippi ricordo una forte emozione seguita da una sincera constatazione di me stesso, cioè mi dissi: è bravissimo ma soprattutto mi è piaciuto il suo stile assolutamente e dico assolutamente inimitabile. Viste le opere ho voluto conoscere l’artista per manifestargli il mio sincero apprezzamento per il suo talento. Nasce in seguito una sincera amicizia e stima reciproca.
Con il tempo ho scoperto che nella capace stazza fisica di Paolo ne conviveva un altro: il primo un uomo generoso, onesto, gran lavoratore, imbattibile manipolatore di tutti i generi di metalli, l’altro che per capirci chiamerò Aguzzino dispone di lui come un padrone del suo schiavo.
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50213 volte Paolo Filippi Stampa E-mail
Per concretizzare le sue idee Paolo Filippi prende a prestito tecniche di fusione originali, utilizza materiali di ogni tipo, dalla creta al vetroresina al gesso fino alla costruzione di grandi stampi metallici che richiedono l’utilizzo di macchine utensili. Nascono a Livorno in un’officina al fianco della sua casa, opere singolari come “Vai”, un pattinatore dalla vita in giù realizzato con grande senso del movimento e dell’energia, in ferro verniciato acciaio inox e bronzo, o come “silicone”, una supermaggiorata che nasce dalla fusione di migliaia di dadi metallici inox.
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Paolo Filippi e la scultura: la forza della libertà oltre l’acciaio e il bronzo Stampa E-mail
Il metallo per Paolo Filippi è vita quotidiana, è amore e vocazione, materiale privilegiato per le sue creazioni. Comincia a lavorarlo a 18 anni e sviluppa una grande capacità e una tecnica ricercata per “piegare” l’acciaio e renderlo pian piano materia artistica. Studia e approfondisce le varie fasi con cui poter realizzare i suoi lavori. Dal 64’ porta avanti la sua passione fino ad arrivare a scoprire anche la possibilità di utilizzare i dadi.
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